La sfida che la comunicazione pone oggi è tornare a “dire la persona” perché in ogni atto comunicativo c’è la persona, con la sua dignità e la sua unicità. Affinché la comunicazione sia feconda deve quindi mirare a preservare l’umano, custodendone l’identità e la specificità. Concetto cardine del messaggio per la 60ma Giornata per le Comunicazioni Sociali che Papa Leone XIV ha intitolato “Custodire voci e volti umani”, evidenziando che a coloro che si occupano di comunicazione, di annuncio e di evangelizzazione, non sono richieste solo competenze e abilità nel campo della tecnologia, ma anche nella sfera umana. Nell’era del digitale e dell’I.A è in bilico  l’identità dell’uomo che rischia di essere ridotta a mero algoritmo con le relazioni governate da chatbot e feed informativiche simulano realtà e relazioni. Papa Leone evidenzia anche come oggi ci sia un vero e proprio alert antropologico nel rapporto con l’I.A, e perché l’uomo non diventi “Powered by I.A.” è necessario custodirlo, e riaffermarne la priorità.  Il pontefice chiede non una guerra contro le nuove tecnologie, ma di “accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale”, in un contesto di alleanza. Il Papa individua un percorso di possibile alleanza fondato su responsabilità, cooperazione ed educazione. Responsabilità che si declina a seconda dei ruoli e si concretizza in onestà, trasparenza, coraggio, capacità di visione, dinamica a cui nessuno può sottrarsi; cooperazione che è dovere di tutti coloro che a vario titolo si occupano di comunicazione e informazione, di giornalismo, evangelizzazione e annuncio; educazione, che si traduce in apertura di processi di alfabetizzazione nella comprensione dell’I.A. e dei suoi effetti. Solo così, solo imparando a custodire l’umano, potremmo ritornare a considerare la comunicazione come la più profonda verità dell’uomo.

 

Don Antonio Turturro

Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Andria



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