Omelia nella Messa della festa della Madonna di Leuca
Basilica di Leuca, Leuca 13 aprile 2026.
Cari fratelli e sorelle,
oggi ricorre la festa della Madonna di Leuca. Grazie all’impegno di don Stefano Ancora, si sta risvegliando ancora di più l’attenzione e la devozione dei devoti per questo giorno in onore della Vergine Maria. Ringrazio tutti voi per la vostra presenza: in particolare sua Eccellenza Mons. Panico, i sacerdoti, le autorità del Comune di Castrignano del Capo, le associazioni dei marittimi e degli albergatori di Leuca.
L’attenzione dei Pontefici al santuario di Leuca
Per antica tradizione il santuario di Leuca è meta di pellegrinaggi. Nel corso dei secoli, diversi Pontefici hanno mostrato la loro attenzione. Essi sono intervenuti anche attraverso scritti emanati sotto forma di “brevi” o di “decreti”.Secondo alcune testimonianze storiche, il primo è stato Papa Giulio I che, nel 343, ha consacrato l’antico santuario alla Vergine Maria. Successivamente, su questioni amministrative, sono intervenuti Celestino III nel 1188, Innocenzo III nel 1198, Innocenzo IV nel 1247 e Martino IV nel 1282.
Alcuni hanno riconosciuto il privilegio di concedere le indulgenze plenarie ai fedeli in alcuni giorni dell’anno. Tra questi vanno ricordati Papa Innocenzo XI, il 26 agosto 1682, e Papa Benedetto XIII, il 26 gennaio 1726. Papa Pio IX, con la Bolla del 23 giugno 1876, concesse al santuario le indulgenze e i privilegi della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma.
Per interessamento del vescovo mons. Giuseppe Ruotolo, Papa Pio XII nel 1952 confermò la possibilità di concedere a quanti visitano il santuario l’indulgenza plenaria alle solite condizioni richieste dalla Chiesa. Il 1° agosto 1959, san Giovanni XXIII, accogliendo la richiesta avanzata da mons. Giuseppe Ruotolo, concesse che la diocesi di Ugento fosse denominata “Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca”. In questo caso, ha influito molto l’amicizia che era intercorsa tra il Nunzio Roncalli e il vescovo Ruotolo e la visita presso il Santuario di Leuca che il futuro Papa Giovanni XXIII aveva compiuto molti anni prima.
Il 19 giugno 1990, San Giovanni Paolo II, su richiesta del vescovo mons. Mario Miglietta, elevò il santuario alla dignità di Basilica Pontificia minore, con cui è maggiormente esplicitato il legame alla Sede Apostolica secondo la lunghissima tradizione del Santuario di Leuca. Per il triduo di preparazione a questo evento mons. Miglietta, che qui riposa come anche mons. Ruotolo, invitò alcuni vescovi tra cui anche don Tonino Bello che era vescovo di Molfetta.
Don Tonino venne volentieri e propose una riflessione sul significato di Basilica minore. Ne aveva già parlato qualche anno prima quando a Molfetta il Santuario cittadino della Madonna dei Martiri fu insignito dello stesso titolo. In quella circostanza sottolineò l’aspetto antropologico; cioè la Basilica maggiore è la persona umana, mentre Basilica minore è il tempio di pietra. Quando venne qui, sottolineò anche l’aspetto mariologico e disse che la Basilica minore è il Santuario fatto di pietre, mentre la Basilica maggiore è la Madonna, in virtù del mistero della divina maternità di Maria.
Nel 2008, Papa Benedetto XVI, accogliendo l’invito di mons. De Grisantis, ha visitato il Santuario e ha celebrato la Messa sul piazzale della Basilica alla presenza di migliaia di fedeli, dei vescovi e del clero della diocesi e della regione. Conservate tutti nella vostra memoria il ricordo di quella bellissima giornata. Fu una grande festa per il popolo e per il Papa. Chiese che l’elicottero facesse due volte il giro del promontorio per ammirarne la bellezza. Tornato a Roma, richiamò con gioia più volte la visita fatta al Santuario della Madonna di Leuca.
Non dobbiamo dimenticare questa lunga tradizione di devozione avvalorata e incoraggiata anche dai Pontefici. Giustamente don Stefano ha voluto ridare nuovo impulso a questa festa del 13 aprile in quanto data propria della festa della Madonna di Leuca. Come ho avuto modo di dire molte volte, in accordo con i vescovi che mi hanno preceduto, il santuario è davvero la “gemma della Diocesi”, il cuore pulsante di fede e di devozione del nostro popolo e, allargando un po’ lo sguardo, punto di riferimento di tutto il Salento. Questo luogo sacro è venerato non solo nella nostra Chiesa particolare, ma in tutto il territorio salentino. Si potrebbe parlare del “Santuario del Salento”. Occorre poi ricordare il suo valore culturale. L’Europa, infatti ha recentemente definito il percorso ufficiale della Via Francigena da Canterbury a Leuca. D’altra parte, la Congregazione delle Figlie di Santa Maria di Leuca, portano in tutto il mondo il nome della Madonna di Leuca.
La festa della Madonna e il tempo pasquale
Questa festa liturgicamente ricorre ogni anno nel tempo della Pasqua. A volte capita in Quaresima o persino nella Settimana Santa e quando ciò si verifica si sposta al lunedì successivo alla Domenica in Albis. E allora è bello considerare il titolo della Madonna, la Vergine de finibus terrae, proprio in questa luce della Pasqua, nella luce del Cristo risorto. Il tempo pasquale rende ancora più gioiosa questa speciale ricorrenza mariana. Il richiamo all’evento miracoloso accresce la certezza che la nostra Chiesa e il territorio salentino godono di una particolare protezione della Vergine de finibus terrae. Vorrei, allora, sottolineare due aspetti fondamentali.
Il primo aspetto si riferisce a Cristo risorto. Maria è per noi la madre e la maestra del rapporto con Gesù. La riflessione teologica è sempre stata un po’ guardinga in riferimento al fatto se la Madonna abbia incontrato il Cristo risorto prima degli apostoli e della Maddalena. Tuttavia, in una bellissima omelia, san Giovanni Paolo II mette in evidenza il rapporto tra Cristo risorto e la Madonna. Secondo il Papa, anche se i Vangeli non ne parlano, Cristo sarebbe apparso per primo alla Madonna.
È sorprendente che anche don Tonino nel suo scritto “Donna del terzo giorno” insiste su questo incontro. La Madonna non sarebbe stata soltanto, come gli altri, una testimone del Risorto, ma sarebbe stata presente nell’ora della risurrezione. Sia l’espressione di san Giovanni Paolo II sia soprattutto quella di don Tonino ci invitano a mettere al centro il nostro rapporto con Cristo risorto. Chi coltiva questa relazione porta dentro di sé la speranza che non confonde perché va oltre la morte. È la speranza viva, risorge continuamente e ridà significato alla vita.
Quando noi celebriamo la festa della Madonna di Leuca, ricordiamo la risurrezione di Cristo e la sua vittoria sul peccato e sulla morte. La Madonna è la prima testimone, ma è anche colei che è entrata dentro il mistero pasquale di Gesù. L’ha visto ed è vissuta da risorta. Dobbiamo guardare la storia con gli occhi di Maria. Occhi pieni della luce della resurrezione e perciò occhi pieni di speranza.
Dobbiamo considerare questo santuario come luogo dove la speranza rinasce. La bellezza del territorio deve richiamare la bellezza interiore, spirituale, il mondo nuovo, il mondo dei risorti che, con la morte e risurrezione di Gesù ha cambiato totalmente volto. Questo è un messaggio straordinario. Richiama l’evento della risurrezione come la forza divina che, nonostante tutte le contraddizioni della storia, opera una trasformazione radicale.
Il Cenacolo, la culla della prima comunità cristiana
Il secondo aspetto riguarda la comunità cristiana. La Madonna allora è colei che ha una relazione con il Signore Risorto, ma ha anche una relazione con la Chiesa, con la Chiesa nascente. La madre di Cristo è anche la madre della Chiesa che sta nascendo. È la madre degli apostoli, la madre della nostra comunità. La Chiesa è la comunità riunita attorno a Cristo, insieme con Maria, stabilita sul fondamento degli apostoli per vivere insieme la perseverante speranza, la concordia nella fede, l’unità nella preghiera.
Celebriamo, pertanto, questa liturgia richiamando l’immagine del Cenacolo che ho evocato nella lettera alla diocesi[1]. Il testo degli Atti degli Apostoli descrive la scena con queste parole: «Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne, con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui» (At 1, 14). Questo versetto ci mostra il cuore della prima comunità cristiana subito dopo l’ascensione di Gesù.
Gli apostoli, insieme a Maria e a tutte le donne che avevano seguito Gesù, si raccolgono in unità e preghiera, in attesa della promessa dello Spirito Santo. Il Cenacolo rappresenta non solo un luogo fisico, ma anche un simbolo della nascita della Chiesa e della comunità cristiana. È la casa in cui si sperimenta la presenza di Cristo e in cui prende forma una comunità unita dalla fede e dalla missione. Dopo la risurrezione di Cristo, il Cenacolo continua a essere un punto di riferimento per gli apostoli, che vi si riuniscono per rafforzare il loro legame. In un clima di ascolto, condivisione e preghiera si manifesta l’unità del gruppo apostolico, raccolto nella memoria del Signore risorto e nell’attesa dello Spirito Santo. È qui che vengono poste le basi della comunità, fondata sui valori dell’amore reciproco, del servizio e della fraternità.
Il versetto biblico richiama tre parole chiave: perseveranza, concordia e preghiera. Innanzitutto, la perseveranza: gli apostoli non si scoraggiano di fronte all’assenza fisica di Gesù. La loro forza non viene dalla vista del Maestro, ma dalla fede e dalla fiducia nella sua promessa. Anche noi siamo chiamati a perseverare nella vita cristiana, soprattutto nei momenti di difficoltà o di incertezza, confidando che Dio non ci abbandona mai. In secondo luogo, la concordia: l’unità dei discepoli è segno della presenza dello Spirito. La Chiesa nasce nella comunione e cresce nell’amore fraterno. Non è sempre facile restare uniti, ma è nella concordia che possiamo davvero essere testimoni credibili del Vangelo. Infine, la preghiera: prima di iniziare la loro missione, gli apostoli pregano insieme. La preghiera non è un optional; è la linfa vitale della vita cristiana. Solo chi prega può accogliere la forza dello Spirito e portare frutto nella propria vita e nella vita degli altri.
Maria, la Madre di Gesù
Il versetto sottolinea la presenza di Maria e delle altre donne. Già nella vita pubblica di Gesù soprattutto il Vangelo di Luca mette in evidenza la presenza delle donne durante la sua predicazione. Così all’inizio della Chiesa, si sottolinea che la comunità cristiana non è fatta solo di uomini, ma di tutti coloro che seguono Cristo con fede. La partecipazione delle donne ci ricorda che ogni battezzato ha un ruolo prezioso nella comunità.
Anche nel Cenacolo, come sul Calvario, Maria è menzionata insieme con alcune donne, non però come una di esse, ma la come la «madre di Gesù». Questo titolo che segue la menzione del suo nome, mette Maria su un piano completamente diverso, superiore non solo a quello delle donne, ma anche a quello degli apostoli. Cosa significa che Maria è la madre di Gesù? Vuol dire che lo Spirito Santo che sta per venire è «lo Spirito del figlio suo»! Tra lei e lo Spirito Santo c’è un legame oggettivo e indistruttibile che è lo stesso Gesù che hanno generato insieme. Di Gesù, nel Credo, si dice che si è incarnato «per opera dello Spirito Santo, da Maria Vergine». Maria non è dunque nel Cenacolo semplicemente come una delle donne, anche se all’esterno nulla la distingue dalle altre, né lei fa nulla per distinguersi dalle altre.
È certamente la presenza di Gesù che irradia lo Spirito, ma Gesù è in Maria e agisce attraverso di lei. Lei appare come l’arca o il tempio dello Spirito, come suggerisce anche l’immagine della nube che l’ha coperta della sua ombra. Essa infatti richiama la nube luminosa che, nell’Antico Testamento, era segno della presenza di Dio o della sua venuta nella tenda (cf Es 13,22; 19,16).
Maria appare legata allo Spirito Santo da un vincolo oggettivo, personale e indistruttibile: la persona stessa di Gesù che insieme, anche se con apporti assolutamente diversi, hanno generato. Per tenere separati tra loro Maria e lo Spirito Santo, bisogna separare lo stesso Cristo, nel quale le loro diverse operazioni si sono concretizzate e oggettivate per sempre
Maria, che negli Atti ci viene presentata come perseverante nella preghiera in attesa dello Spirito Santo, è la stessa che l’evangelista Luca ci presenta, all’inizio del suo Vangelo, come colei sulla quale è sceso lo Spirito Santo. Alcuni elementi fanno pensare a uno stretto parallelismo tra la venuta dello Spirito Santo su Maria nell’Annunciazione e la venuta sulla Chiesa a Pentecoste, sia tale parallelismo voluto dall’evangelista, sia dovuto alla corrispondenza oggettiva tra le due situazioni.
A Maria, lo Spirito Santo è promesso come «potenza dell’Altissimo», che «scenderà» su di lei (cfr. Lc 1,35); agli apostoli è promesso ugualmente come «potenza» che «scenderà» su di essi «dall’alto» (cfr. Lc 24,49; At 2,8). Ricevuto lo Spirito Santo, Maria si mette a proclamare (megalynei), in un linguaggio ispirato, le grandi opere (megala) compiute in lei dal Signore (cfr. Lc 1, 46.49); ugualmente, gli apostoli, ricevuto lo Spirito Santo, si mettono a proclamare in varie lingue le grandi opere (megaleia) di Dio (cfr. At 2,11). Anche il Concilio Vaticano II mette in rapporto tra loro i due eventi, quando dice che nel Cenacolo «vediamo Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito, che all’Annunciazione l’aveva presa sotto la sua ombra».
Maria, la Madre e il modello della Chiesa nascente
Il Concilio Vaticano II ha reso familiare l’espressione cara ai Padri che parla di Maria come “figura della Chiesa“, suo modello e sua madre. Maria non è solo madre di Gesù, ma anche la Madre e il modello della comunità cristiana. I Padri vedono Maria nel Cenacolo come: presenza reale, figura simbolica della Chiesa, modello di fede e attesa dello Spirito. La sua presenza non è casuale: è la Madre spirituale della comunità, colei che ci insegna come vivere la fede nell’attesa dello Spirito.
La sua presenza al Cenacolo indica che lo Spirito Santo non discende su singoli isolati, ma su una comunità unita. La Pentecoste non è un evento individuale, ma comunitario; non avviene senza preghiera, senza fede e senza ascolto. La madre di Gesù ci invita a prepararci ad accogliere lo Spirito Santo nella nostra vita e a diventare, come lei, testimoni coraggiosi del Vangelo nel mondo. Ella accompagna come madre la crescita dei discepoli e li sostiene nel coraggio della missione. Maria è in comunione con gli apostoli, a ricevere e a condividere lo Spirito. Lei è lì per accompagnare gli apostoli nella loro missione. Maria ci insegna a prepararci ad accogliere lo Spirito: non basta la presenza fisica, serve il cuore disponibile. La Pentecoste ci ricorda che lo Spirito ci dona coraggio, sapienza e gioia per vivere e annunciare il Vangelo.
Dopo Gesù, Maria è la più grande carismatica nella storia della salvezza perché in lei lo Spirito Santo ha compiuto la suprema di quelle sue azioni prodigiose che consiste nell’aver suscitato da Maria, non una parola di sapienza, non una dote di governo, non una visione, non un sogno, non una profezia, ma la vita stessa del Messia, la fonte di tutti i carismi, colui dal quale abbiamo ricevuto “grazia su grazia” (Gv 1,16).
Maria è colei che avendo, nell’Annunciazione, ricevuto e sperimentato in sé stessa la potenza dello Spirito, a Pentecoste si mette a disposizione dei discepoli perché anch’essi ricevano lo stesso dono e la stessa “potenza dall’alto“.
Il mistero del Cenacolo esprime la nostra missione nella Chiesa e il significato della presenza di Maria nella nostra spiritualità. È il mistero della prima assemblea della Chiesa nascente con Maria, mistero di attesa e di invocazione nella preghiera e nel ritiro, completamente orientato verso l’effusione dello Spirito che manda gli apostoli, rivestiti di potenza dall’alto, «fino agli estremi confini della terra». Ogni gesto di carità, ogni parola di incoraggiamento, ogni preghiera condivisa diventa il fuoco dello Spirito che trasforma la nostra comunità.
[1] Cfr. V. Angiuli, La Chiesa del Cenacolo: vocazione, comunione, missione, Edizioni VivereIn, Monopoli 2025.
clic qui per l’articolo sul sito della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca
