Alla Vigilia della Solennità di Pentecoste, ancora una volta, la Chiesa di Lecce si siede nei banchi di scuola per “imparare ad ascoltare quanto lo Spirito vuole dirle” per iniziare a realizzare quel volto di Cristo che continua a farsi carne e a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo e della nostra terra.
Tutto questo per essere veramente sacramento di salvezza: stasera 19 maggio alle 20, presso l’aula magna della nuova sede della Curia, sacerdoti, consacrati e laici si metteranno in ascolto del prof. Marco Moschini, direttore del Dipartimento di filosofia, scienze sociali e della formazione all’Università degli Studi di Perugia.
Ascoltare, imparare, per far sì che il cammino sinodale possa iniziare a portare i suoi frutti in diocesi.
Con il prof. Marco Moschini, l’equipe sinodale, coloro che hanno partecipato alle scorse assemblee sinodali diocesane, insieme all’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, si confronteranno e dialogheranno sul tema : “Ascoltare lo Spirito nei bisogni della comunità: dalla teologia sinodale alla progettazione per una Chiesa in Cammino”.
Il Prof. Marco Moschini si è formato alla scuola dell’ontologismo metafisico e critico, la sua attività di ricerca è iniziata concentrandosi su specifici aspetti dell’ontologia, del pensiero metafisico e della dialettica. Ha studiato in particolare l’evoluzione del tema della coscienza e della sua ascesi nel pensiero dell’ontologismo critico italiano. Oggi è impegnato anche sul versante di studio relativo ai problemi dell’ontologia della persona. È membro della Fondazione Moretti – Costanzi e presidente del Centro “Leone XIII” di Perugia.
È un noto formatore Agesci, (Associazione guide e scout cattolici italiani) all’interno dell’associazione ha ricoperto il ruolo di coordinatore dell’Agesci Umbria ed è stato incaricato nazionale alla formazione capi e attualmente è formatore nazionale.
All’interno della Conferenza episcopale italiana (Cei), il prof. Moschini è una figura di riferimento per l’impegno pedagogico, per la pastorale giovanile, la formazione degli educatori e il mondo degli oratori, dirige, infatti, il master/corso di perfezionamento in “Progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio”, un percorso universitario attivato in collaborazione con la Cei e l’Anspi per formare figure professionali a supporto delle politiche giovanili e della pastorale. È il docente referente del master di I livello in “Coordinatore di reti educative territoriali”, promosso direttamente dai canali ufficiali della Cei dedicati ai giovani. È un esperto e analista del mondo oratoriale italiano; ha collaborato con la Cei e l’Ipsos per presentare ricerche e riflessioni strategiche sull’evoluzione degli oratori in Italia.
È uno dei massimi esperti italiani di progettazione pastorale ed educativa. Il suo pensiero si concentra sul superamento della “pastorale degli eventi” in favore di una programmazione basata sull’ascolto, sulla centralità della persona e sulla rivalutazione dei luoghi di incontro ecclesiali. Promuove una pastorale generata “dal basso”, che nasce dall’ascolto reale dei bisogni della comunità. La progettazione pastorale non può essere calata dall’alto, ma deve farsi carico dell’interlocutore, leggendo i segni dei tempi e traducendo la fede in risposte concrete, attente alle fragilità e alle dinamiche sociali contemporanee.
Secondo il pensiero di Moschini la fede passa attraverso la quotidianità e la condivisione di esperienze ordinarie. L’azione educativa deve valorizzare il significato dell’esistere dei giovani, puntando sulla loro partecipazione attiva piuttosto che sull’insegnamento nozionistico nel contempo, i sacerdoti, gli operatori pastorali e gli educatori devono possedere competenze adeguate, unendo la passione educativa a una solida preparazione pedagogica e gestionale. Il professore, nel definire una linea di progettazione pastorale critica l’idea che i giovani siano solo un problema o una risorsa da sfruttare per i servizi parrocchiali o diocesani. Invita le comunità a non chiedere ai ragazzi solo disponibilità pratica, ma a intraprendere con loro un vero cammino di vita, offrendo spazi di autentico ascolto e reale coinvolgimento negli organismi di partecipazione pastorale. In uno dei suoi tanti interventi nelle diocesi italiane, il prof. Moschini ha affermato che “questo è il tempo della riduzione, sì, nelle strutture e nelle forze, ma ciò non significa chiudersi o rinchiudersi. Al contrario, in barba a Steiner e al suo «tempo dello sparecchiamento», la nostra fede ci dice che per noi è sempre tempo di apparecchiare una mensa: «il nostro capo ne ha fatto addirittura un sacramento, dell’apparecchiare la mensa». Tenere la relazione e la persona al centro dell’educazione dev’essere il nostro obiettivo, siamo chiamati «non ad impaurirci, ma ad impegnarci”.







